Sito web per una piccola azienda: cosa serve davvero
Un cliente ti cerca su Google, di sera, dopo aver sentito parlare di te da un altro artigiano. Digita il tuo nome. Se non trova niente — o trova una pagina Facebook ferma al 2021 — il dubbio resta suo. Un sito vetrina serve a togliere quel dubbio: a dire chi sei, cosa fai e come ti si contatta, in chiaro, in due minuti.
Questo articolo non parla di quanto costa (per le cifre c'è una guida dedicata, te la linkiamo sotto). Parla di cosa serve davvero quando fai il sito di una piccola azienda del fare — officina, impresa edile, ditta di trasporti, laboratorio artigiano — e di cosa invece è solo zavorra che paghi e poi si rompe.
A cosa serve un sito vetrina (e a cosa no)
Un sito vetrina non è un e-commerce e non è un gestionale. Non vende online, non gestisce ordini. Fa una cosa sola, e la deve fare bene: trasformare chi ti cerca in chi ti chiama.
Il cliente tipo di una PMI trentina non compra dal sito. Ti scopre altrove — passaparola, un cantiere, un tuo video sui social — e poi controlla che esisti davvero. Il sito è il posto dove finisce quel controllo. Se lo passi, ti scrive. Se non lo passi, chiama un altro.
// niente di mistico: è la versione digitale del «mi dai un biglietto da visita?»
Per questo un sito vetrina vive o muore su tre domande, le stesse che un cliente si fa in trenta secondi:
- Chi sei? Un'azienda vera, con un nome, una storia, delle facce.
- Cosa fai? Detto in modo che lo capisca anche chi non è del mestiere.
- Come ti contatto? Subito, senza cercare.
Il resto è contorno. Spesso contorno che non serve.
Cosa metterci dentro
Chi sei e cosa fai, in chiaro
La pagina principale deve rispondere alla prima domanda di chi arriva — «sono nel posto giusto?» — in pochi secondi. Niente frasi da brochure, niente «leader nel settore». Cosa fai, per chi, in che zona. Una ditta di trasporti scrive che fa trasporti, dove arriva e cosa carica. Un'officina dice cosa ripara e in quanto tempo. La chiarezza batte la creatività, sempre.
Come contattarti, ben visibile
È la parte più importante e quella che quasi tutti sbagliano. Il contatto deve stare in alto, ripetuto, impossibile da non vedere: telefono, WhatsApp, mail. Un titolare di PMI legge il tuo sito dal telefono, magari fermo in cantiere con la rete che balla. Se per chiamarti deve cercare, non cerca. Il numero dev'essere cliccabile: lo tocca e parte la chiamata.
Foto vere del tuo lavoro
Le immagini stock — l'omino in giacca che stringe la mano, il cantiere finto preso da internet — un cliente del Trentino le riconosce al volo, e gli raccontano una cosa sola: che non hai foto tue. Servono foto vere: il tuo capannone, i tuoi mezzi, le tue mani al lavoro, i pezzi finiti. È quello che ti distingue dal sito identico del concorrente a venti chilometri. Se non ne hai di buone, si fanno in mezza giornata — è uno dei motivi per cui esiste lo shooting foto e video in azienda.
La scheda Google
Quando uno cerca «officina + paese» o «idraulico vicino a me», su Google non esce il tuo sito per primo: esce la mappa, con le schede delle attività. Avere la scheda Google a posto — orari, foto, posizione, recensioni — vale spesso più della home page, perché è lì che ti trovano quando ti cercano in zona. Si collega al sito e lavorano insieme: la mappa ti fa trovare, il sito chiude il discorso.
Cosa lasciare fuori
Qui si gioca metà della partita. La tentazione, al primo sito, è metterci tutto. Quasi sempre è uno spreco — di soldi, di tempo, e una cosa in più che un giorno si rompe.
- Animazioni ed effetti scenografici. Rallentano il caricamento e non fanno chiamare nessuno. Un sito che si apre in fretta vale più di uno che fa le acrobazie.
- Dieci pagine che nessuno legge. «Mission», «Vision», «I nostri valori». Per una piccola azienda bastano poche pagine fatte bene. Una pagina in più è una pagina in più da scrivere, aggiornare e mantenere.
- Il blog che poi non aggiorni. Un blog fermo da due anni dice al cliente che l'azienda è ferma da due anni. Se non hai chi lo cura, non aprirlo.
- Funzioni «già che ci siamo». L'area riservata, il preventivatore automatico, la chat. Roba che suona bene a parole e che nove volte su dieci resta vuota.
// la regola è la stessa dell'officina: ogni pezzo in più è un pezzo in più che si può guastare
Un sito piccolo, veloce e curato batte un sito grande e pieno. Sempre.
Due cose da pretendere da chiunque te lo faccia
Al di là di come viene fatto, due punti non sono negoziabili — e valgono con qualsiasi fornitore, non solo con noi.
Il dominio dev'essere intestato a te. Il dominio è l'indirizzo del sito, il tuonome.it. Dev'essere tuo, oggi e domani, anche se un giorno cambi chi te lo gestisce. Da noi è sempre intestato al cliente, punto. Se qualcuno te lo intesta a sé, è il segnale per cambiare fornitore.
Online in fretta, non tra sei mesi. Un sito vetrina per una PMI non è un cantiere lungo. Ci dici cosa fai, si raccolgono testi e foto, e in pochi giorni è online. Se ti propongono mesi di lavorazione per quattro pagine, qualcosa non torna.
La parte che qui non trovi: il prezzo
In questo articolo non abbiamo messo cifre di proposito, perché «cosa serve» e «quanto costa» sono due domande diverse e mischiarle confonde. I numeri li teniamo in chiaro, ma nella loro pagina: trovi tutto, voce per voce, in quanto costa un sito vetrina per un'azienda, e i pacchetti completi nella pagina Sito.
Se vuoi vedere come ragioniamo su un sito per il Trentino — esempi, approccio, zona — c'è la pagina siti web a Trento.
Parliamone
Adesso hai un'idea più chiara di cosa serve e di cosa no. Il passo dopo è guardare il tuo caso: cosa fai, dove ti cercano i clienti, quali foto hai già e quali andrebbero fatte.
Una mail o una telefonata, da imprenditori per imprenditori. Scrivi a dolomia.agency@gmail.com, chiama il +39 351 212 3718 o scrivici su WhatsApp: ti diciamo cosa serve al tuo sito e in quanti giorni sei online.
Domande frequenti.
A cosa serve un sito web per una piccola azienda?
A togliere il dubbio a chi ti cerca. Il cliente di una PMI di solito ti scopre altrove — passaparola, un cantiere, i social — e poi controlla su Google che esisti davvero. Il sito vetrina è il posto dove finisce quel controllo: dice chi sei, cosa fai e come contattarti. Se lo passa, ti scrive; se non lo passa, chiama un altro.
Cosa deve contenere il sito di una piccola azienda?
Poche cose, fatte bene: chi sei e cosa fai scritto in chiaro, i contatti ben visibili e cliccabili (telefono, WhatsApp, mail), foto vere del tuo lavoro e non immagini stock, ed eventualmente la scheda Google per farti trovare sulla mappa di zona. Il resto, quasi sempre, è contorno.
Servono tante pagine e animazioni?
No. Per una piccola azienda bastano poche pagine fatte bene. Animazioni scenografiche, dieci pagine che nessuno legge, un blog che poi non aggiorni e funzioni «già che ci siamo» rallentano il sito, costano e sono una cosa in più che un giorno si rompe. Un sito piccolo e veloce batte uno grande e pieno.
Di chi è il dominio del sito?
Dev'essere sempre intestato a te, oggi e domani, anche se un giorno cambi chi ti gestisce il sito. Da Dolomia il dominio è sempre del cliente. Se un fornitore te lo intesta a sé, è il segnale per cambiare fornitore: è una regola che dovresti pretendere da chiunque.
Quanto tempo serve per mettere online il sito?
Pochi giorni, non mesi. Per un sito vetrina di una PMI ci dici cosa fai, si raccolgono testi e foto e si mette online. Se ti propongono mesi di lavorazione per quattro pagine, qualcosa non torna.
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